Il potere di una connessione autentica

Il potere di una connessione autentica

Chi sta leggendo queste righe si starà domandando di cosa tratta l’articolo e cosa ha a che fare con l`aiutare le persone e le aziende a uscire da questo periodo difficile.

Diciamo che è uno spunto per una riflessione insieme su 3 aspetti per la sopravvivenza aziendale in periodi difficili:

  • Networking: come praticarlo in maniera più efficace a lungo termine
  • Clientela: come garantirsi la lealtà dei clienti per un futuro incerto
  • Dipendenti: come creare una squadra di successo persistente

E come intuite, uno dei segreti per ottenere i punti sopracitati è una connessione autentica con chi ci sta di fronte.

Ho tolto la suspense? Forse.

Ma perché la connessione autentica verso il nostro prossimo è la chiave di tutto?

Oggigiorno viviamo in un mondo VUCA, acronimo coniato in origine dall’esercito americano, che significa volatile, incerto, complesso e ambiguo. Credo che ognuno di noi abbia fatto conoscenza con questi aspetti durante il corso della sua vita professionale. Basti pensare alle opportunità, ma anche alle sfide, alle incertezze generate dalla digitalizzazione del commercio, dalla globalizzazione o dalle situazioni di crisi come quella del COVID. Nessuno di noi detiene certezze assolute nel mondo del lavoro, e tutto sembra fluire in un perenne cambiamento.

L’essere umano però ha bisogno di un certo quantitativo di stabilità e/o di sicurezza per funzionare bene. È un meccanismo arcaico. La nostra amigdala, se percepisce pericoli costanti, come per esempio fattori ambientali, che continuano a cambiare, ci metterà in uno stato d’allerta continua, impedendoci di prendere decisioni ponderate. Ci indurrà ad una pura reazione di fight (combattimento), flight (fuga) o freeze (congelamento). Sicuramente reazioni sensate in talune situazioni, ma in un ambiente di lavoro VUCA, questo può nuocere a noi e all’azienda. Per calmare l’amigdala ed essere liberi di prendere la decisione più consona al caso, serve dunque sentirsi al “sicuro”. E la percezione di stabilità e/o di sicurezza si instaura con la predicibilità, la connessione empatica e la fiducia in un dato evento, capacità o persona.

Tornando ora ai nostri 3 punti sopracitati. Vediamoli insieme. Mi soffermerò un po`più sul networking, perché alcuni elementi si ripeteranno anche negli altri due punti.

Networking

  • Da diversi visto come metodo al fine di poter usufruire del sapere, sotto forma di connessioni, conoscenze o opportunità di lavoro, di una persona a noi fino a quel momento sconosciuta.
  • Se qualcuno che non conoscete, vi chiede a bruciapelo, senza small-talk, se potete presentargli i vostri colleghi/amici, per poter far affari con loro, quale sarà probabilmente la prima reazione in voi? Esatto: probabilmente resistenza. Ed è normale. Non avendo avuto modo di conoscere la persona un pochino meglio, il nostro cervello non ha ancora deciso, se si tratta di un amico o di un nemico (pericolo), e se vogliamo permettere a questa persona di entrare nei nostri spazi.
  • Dunque networking è una perdita di tempo? No. Ma bisogna cambiarne il senso, la definizione. Networking non è avere in mente una meta e cercare di raggiungerla, bensì è “la gioia autentica di conoscere persone nuove ed a instaurare un rapporto genuino con esse”. Vi è mai capitato in vacanza, al bar o in gita, di conoscere per caso persone altamente interessanti, che poi col passare del tempo vi hanno anche aiutato privatamente o professionalmente? È questo il punto. Ci sono tante persone speciali in questo mondo, e anche se non hanno il vostro stesso lavoro, anche se non hanno gli stessi interessi, potete imparare a vicenda l’uno dall’altro. In più, ognuno di voi ha una rete estesa di conoscenze disparate. Può essere che questa persona non vi porterà mai opportunità lavorative nuove, ma può anche darsi che a un certo punto, mantenendo un sano interesse reciproco, uno di voi possa aiutare l’altro. Curiosità a conoscere una persona realmente, senza avere secondi fini, alla lunga può essere molto più efficace.
  • Fare conoscenza significa interessarsi a quello che appassiona la persona, a come è il suo mondo, a quali sono le cose importanti per lei, ascoltando in maniera attenta, empatica, e con un mindset aperto e tollerante. Mantenere una conoscenza invece, richiede la decisione consapevole di volere tenere il contatto e di mostrare vero duraturo interesse per questa persona. Se è così, in automatico si tenderà a scambiare opinioni reciproche, a spedirsi informazioni utili, magari a interagire in maniera allargata con la propria cerchia di amici e conoscenti.
  • C’è un video (purtroppo in inglese) che esplica molto bene il concetto di connessione autentica e networking. Provate a guardarlo. La gente è stata invitata da una rete televisiva danese, e si ritrova in una sala d`attesa. Nessuno osa parlare con gli altri. Quando la moderatrice inizia a chiamare singole persone, la cosa cambia. Si scopre che molti di loro si conoscevano per vie traverse o avevano in comune delle cose o delle persone. Alla fine, non c’era una sola persona che non parlasse col suo prossimo. Secondo voi sono rimasti in contatto? Probabilmente si. Si sono conosciuti tramite temi a loro importanti e cari. C’è stata una connessione autentica, empatica, che genera fiducia.
  • https://www.youtube.com/watch?v=UQ15cqP-K80

Clientela

  • Il principio della connessione autentica si applica anche qui.
  • Non dobbiamo necessariamente diventare amici dei nostri clienti, ma è bene dargli rispetto e gentilezza. Insomma instaurare una connessione empatica basilare. Il cliente è già felice se viene “visto”, percepito, rispettato per i suoi bisogni, e trattato in maniera gentile.
  • È chiaro che sussistono anche clienti irrispettosi nei nostri confronti, e questa è una situazione diversa, ma per il 95% dei casi, i nostri clienti vogliono solo essere visti e capiti.
  • Dimostrare genuino interesse, apertura mentale e tolleranza verso chi è diverso da noi, basta e avanza nella maggior parte dei casi, per guadagnare la fiducia di questa persona.
  • Mantenerla è un altro conto. Attenzione ai bisogni altrui, ai dettagli di un discorso fatto col cliente, possono aiutare a rendere il ritorno del cliente un’esperienza indimenticabile e a rendere il legame tra lui e voi forte e duraturo. Vi faccio un esempio. Un hotel ha un cliente abituale, che adora stare davanti al caminetto al bar prima di cena. È da tanti anni che viene in questo hotel. Gli impiegati, che si sono interessati al cliente, coinvolgendolo in una chiacchierata, sanno che il cliente ha un debole per i caminetti. Un giorno lo staff decide insieme al management di dare un upgrade per una stanza con caminetto al cliente. Come pensate reagirà il cliente? E cosa farà in futuro? Clienti leali verso l’azienda, sono una base fondamentale in tempi incerti e di crisi.
  • Non tutte le persone ci aggradano, è normale. Ognuno di noi ha dei clienti con cui si ha più piacere a lavorare che con altri. Forse perché i clienti “simpatici” sono in genere persone più simili a noi. Tuttavia… Siamo sicuri che le apparenze non ci ingannino? Nel video in inglese qui di seguito, vedrete che gruppi di persone che sembrano ben distinti gli uni dagli altri e con niente in comune (banchieri, sportivi, alternativi etc.), in verità hanno molto in comune. Persone che erano il giullare della classe, gente sola, gente che ha genitori adottivi, storie di vita simili etc. Ecco perché gentilezza, empatia e rispetto, sono buoni consiglieri anche in ambito professionale. Se ci si interessa genuinamente alla gente, anche la gente si interessa a noi. Ed è così che nascono relazioni di lavoro durature.

 Dipendenti

  • Per ultimo ma sicuramente non meno importante: tutto quello che è stato detto in precedenza vale anche per i rapporti con i dipendenti.
  • Se un leader cerca una connessione umana autentica con i suoi dipendenti, ascoltandoli, rispettandoli, mostrando empatia e cercando di conoscerli come persone in toto, non solo guadagnerà la fiducia dei suoi dipendenti, ma avrà anche occasione di capire come meglio potenziare le capacità delle singole persone, come farle evolvere e come farle interagire con gli altri. Questo porterà benefici anche all’azienda alla fine. Personale motivato, leale, pronto a lottare per l’azienda. Team affiatati con persone disposte ad ascoltarsi l’un l’altra, visto il buon esempio del leader, cresceranno insieme.
  • Anche qui: è chiaro che un leader non può soprassedere a comportamenti nocivi dei suoi dipendenti, qualora si presentassero, ma l’attitudine alla connessione autentica con il nostro prossimo, può aiutare a far sviluppare una cultura aziendale forte e integra, dove i turnover del personale sono bassi e rari.
  • In altre parole è un po’ come nel video qui di seguito. L’unione fa la forza. Se noi diamo il buon esempio, anche chi ci sta intorno sarà incline ad aiutarci e a seguire la causa in comune, nonostante crisi e fattori di mercato sfavorevoli.

Siamo arrivati alla fine di questa riflessione insieme. Spero vi sia piaciuta.

Auguro a tutti voi, buone connessioni autentiche!

Corina Wyler

Mentore Ti Aiuto Ticino

Coach sistemico

CRC GmbH

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